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LA MANO DI GLORIA

1. Tempus Destruendi
2. Il Bello Della Sfida
2. Edelweiss
3. Alta Via
4. Sul Mio Sangue
5. L'Anarca
6. Portatori Del Fuoco
7. Le Stelle E I Falò
8. La Mano Di Gloria
9. Canzone Dell'Eterna Aurora
10. Della Morte Me Ne Rido
11. Ultima Stazione
12. Nell'Ora Dell'Addio

Testi



L'aggettivo “atteso” pare essere d'obbligo in ogni presentazione che si rispetti. Ma IANVA è uno di quei casi per i quali non è solo un modo di dire. Giunta al terzo appuntamento con il full-length, la formazione genovese ha nel frattempo visto crescere attorno a sé un seguito sempre più nutrito, in virtù di uno stile unico che si staglia nel fin troppo cauto panorama indipendente italiano per una non comune lucidità e un ancora meno diffuso coraggio.
La terza stazione di questo percorso impressiona per potenza visionaria e dispiego di risorse creative.
Dopo la lunga, inesorabile discesa agli inferi di “Italia Ultimo Atto”, è tempo di rialzare la testa. “La Mano Di Gloria” è la cronaca segreta, “vista dalla parte del cuore”, di una sollevazione che è allo stesso tempo popolare e aristocratica; che è ideazione di pochi, ma è votata alla liberazione di tutti. L'estremo colpo di coda di un paese disintegrato, eppure ancora capace di sorprendere.
Per ritrovare lo scenario di questa riscossa, è stato naturalmente necessario uscire dalla Storia ed entrare nella narrativa. Tratto dall'omonimo romanzo di Mercy, di prossima pubblicazione, “La Mano Di Gloria” è ancora una volta un concept, ambientato in un futuro più che prossimo. Un'Italia e un'Europa da incubo, sotto il tallone di un'oligarchia “illuminata”. Un manipolo di temerari, diversissimi per origine e ideologia, ma accomunati da un destino inesorabile, che oseranno sfidare la potenza degli apparati scegliendo deliberatamente l'arma della sovversione estetica.
Il protagonista, in testa a una galleria di personaggi che rappresentano altrettante nemesi di un'epoca a un tempo melliflua e disumana, andrà incontro a un drammatico destino, come tutti gli sghembi eroi di Mercy. E sarà proprio questo, infine, il risvolto più fecondo della sua creazione.
La riduzione a concept album di quella che è una vera e propria saga, con intrecci e sottotrame di problematica resa, si concentra quindi sui personaggi principali della vicenda, sulle loro motivazioni e, da ultimo, sull'azione pura e sulla protagonista a monte di questo immaginifico affresco: l'Italia “eterna”, i suoi paesaggi e la sua arte, qui resi monumentali in un vuoto desolato con esiti prossimi alle suggestioni dell'arte metafisica.
Il risvolto sonoro della fascinosa operazione è ancora una volta all'insegna dell'epicità con forti connotazioni marziali, che non teme di confrontarsi con la tradizione tutta italiana del melodramma. La novità è rappresentata dall'approdo a una dimensione fantastica, con risvolti visionari e inquietanti quali non si erano mai ritrovati nell'immaginario di IANVA, che giustifica le pur ben mediate incursioni in territori oscuri e psichedelici, molto più marcate che in passato. Ascoltare alcuni brani de “La Mano Di Gloria” ci fa immaginare cosa sarebbe potuto risultare da un'irruzione più profonda e massiva della controcultura lisergica nella canzone italiana nella sua Età dell'Oro. Così come il folk, senza alcun aggettivo anteposto, risuona nelle corde della band assai più chiaro e forte che in passato, con improvvisi scorci di atmosfere romantiche e avventurose che sembrano discendere direttamente da certa narrativa popolare d'antan.
Ben 73 minuti che, grazie all'ormai nota vocazione alla colonna sonora dell'ensemble genovese, non lasciano respiro.
Contribuisce a chiudere il cerchio estetico del progetto il pregevole lavoro grafico a cura di Dinamo Innesco Rivoluzione. L'artista emiliano risolve brillantemente il quesito iconografico alla base dell'intero lavoro: quale stile potrebbero esprimere questi ribelli del prossimo futuro, fanatici “novecentisti” di ritorno che il '900 non hanno mai conosciuto?
L'effetto finale, inquietante e distopico, evoca “tecnologicamente” spettri vecchi di un secolo a guidare le danze di un'apocalisse prossima ventura che IANVA, tuttavia, pare auspicare quale dolorosissima, ma unica possibile via d'uscita da un tempo nel quale “è diventato semplicemente impossibile vivere”.




Track by track:



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TEMPUS DESTRUENDI

Una vertiginosa panoramica di vette. Due uomini affrontano in libera arrampicata una parete di roccia sospesa su un vuoto siderale. La sommità raggiunta e il maestoso scenario che è privilegio di chi osa conquistarlo concedono l'estremo momento di pace interiore in vista della nuova era di ferro e di fuoco che va preparandosi. I due hanno da poco stretto un'alleanza all'insegna di un'impresa impossibile, ma ancora non sanno che altri attendono ignari di condividere il loro stesso destino. Tutti chiamati dalla forza irresistibile degli eventi a essere coloro che riporteranno l'azione e la rivolta nel cuore e nello spirito di un'epoca senza speranza. Chi sono i due uomini e cosa li ha spinti a stringere questo patto per la vita e per la morte?



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IL BELLO DELLA SFIDA

Non ribellarti perché è giusto. Fallo perché è bello. Questo, in estrema sintesi, il compendio del pensiero di Pietro Jorio, elegante e temerario quarantenne che gioca a posare da dannunziano del XXI secolo. Eppure, al saldo delle sue misteriose attività, della strana società segreta che fonda e dirige e delle sue condotte estetizzanti, in primo luogo è un uomo profondamente etico, colmo di empatia per il vivente e di amore per la sua terra e i suoi incomparabili scenari.
Ideologicamente elitario, ma socialmente inclusivo, vagheggia una nuova stagione rivoluzionaria che, come secolare colpo di coda delle avanguardie primo-novecentesche, prenda le mosse da una suggestione estetica. Jorio riconcilia la dissidenza con la prassi dell'azione partendo dal pronunciamento individuale, esattamente come la figura di Odisseo guida la riscossa contro gli usurpatori Proci che hanno invaso il perimetro sacro dell'Uomo Libero. Ma l'arco fatale che dovrà scoccare il primo dardo necessita di una mano assolutamente regale per essere disposto a flettersi..

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EDELWEISS

Edelweiss Michaeler era stata una ragazza che, proprio nell'epoca in cui tutto diventava “globale”, aveva scoperto in sé, in qualità di giovane studiosa, un amore vigoroso per le arti e le tradizioni della sua terra. Artista popolare ma raffinata, e apprezzata restauratrice di antica famiglia alto-atesina, rompe con le consuetudini familiari quando incontra l'uomo da sempre atteso: un medico italiano con uno scomodo passato da dissidente. L'unione frutterà la nascita del secondo uomo incontrato all'inizio di questo racconto. Campione di free climbing e con un travolgente inizio carriera nel mondo dell'immagine e della pubblicità, alcuni fatti traumatici in rapida successione lo riporteranno disgustato tra i suoi monti: su tutti la fine della madre Edelweiss. Quale maggiore esperta di arte devozionale tirolese, la donna manda in scena una clamorosa contestazione all'atto della rimozione di un antico crocefisso scolpito da un antenato. Questo sopruso, esteso a tutti gli arredi sacri del territorio, risponde a una precisa disposizione del nuovo collegio di potere europeo. Un tragico e beffardo tafferuglio costa la vita all'artista ormai cinquantenne, ma non diversa per spirito dalla schiva, fascinosa ventenne che era stata. Già all'indomani della sua morte si accendono nelle valli i primi focolai di rivolta e il movimento si autodenomina spontaneamente come la prima caduta nella lotta: Edelweiss.
Nella riflessione del figlio, l'esigenza di essere all'altezza di questa eredità si sposa con lo struggente ricordo della madre, fino a sovrapporre sotto un unico nome due bellezze differenti, ma di pari purezza: quella dell'amore materno e quella della giusta ribellione.
Lothar Drusian ha 25 anni, l'aspetto d'un giovane dio e domina la forza di gravità, il panico del vuoto e della morte. Ha il cuore gentile del cavaliere, ma deve ancora conoscere la sua vera missione terrena. Di una sola cosa è certo: temporeggiare non ha più alcun senso e se vita dovrà ancora essere, non potrà che rifiorire sulle macerie del tempo presente.
Graditi ospiti: Frank Machau (Orplid) nei panni di Lothar Drusian e Gerhard Hallstatt (Allerseelen) .




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ALTA VIA

Un'intricata serie di vicende, ora terrifiche, ora rocambolesche, ha messo in contatto Pietro Jorio e Lothar Drusian. Anche perché il primo si è abilmente inserito, quale agente catalizzatore di forze, nel movimento alpino e ne ha ridefinito la strategia. Il precipitare degli eventi rende ineluttabile l'allontanamento di Lothar dalla sua terra e dalla casa avita, diventata in realtà centrale operativa della guerriglia. Rifugiatosi presso Jorio, in una grande e austera magione divenuta un bizzarro museo “onirico” e situata sull'alpeggio dell'estremo ponente ligure, apprende dall'ospite quanto la sua terra “spirituale”, la cosiddetta Alta Via dei monti liguri, abbia giocato un ruolo centrale nella sua ideazione. E' qui che li abbiamo incontrati in apertura: sulle pendici del monte Bego, il più sacro tra i siti della Liguria pre-romana. Una montagna paurosa, dagli scorci antidiluviani e regno dei metalli originari. Un colossale santuario naturale dove le potenze numinose si facevano loro stesse montagna e ponte ascensionale verso la dimora della luce e della folgore. La vetta, spesso velata da minacciosi strati di nubi e sempre al centro di furiosi temporali che vi si scatenano in ogni stagione, è per Jorio il luogo di meditazione per eccellenza. Quello dove tutto il superfluo tace per lasciare voce alla parte più profonda e vera del suo essere: la voce che è comune ai viventi di ieri, di oggi e di domani.




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SUL MIO SANGUE

E' Natale. Nella chiesetta di un antico convento sulle falde dell'Aspromonte si celebra la messa di mezzanotte. Le monache elevano un coro di pace e armonia che echeggia tra il buio delle navate e i  giochi di luce delle candele. Una sola voce non si unisce al coro. Sembra una religiosa tra le altre e il suo mutismo è solo apparente, poiché eleva alla Madre di Dio una preghiera silenziosa e assai poco ortodossa. Quella di comprendere, se non di perdonare, la carneficina che intende compiere con le sue sole forze. Ritenuta da tutti morta, la donna è sopravvissuta all'attentato che è costato la vita al marito, ai figli e a diverse centinaia di persone. Accolta clandestinamente nel convento di cui è badessa la sorella maggiore, è stata la moglie e il braccio destro del boss della potente 'ndrina di Rivara Jonica. Discendendo dalla baronia che aveva signoreggiato per secoli su quelle terre, Donna Vittoria Cristaldi-Arboreo, baronessa di Rivara, non è nata contigua alla criminalità. Il suo passato è quello di una ragazza di ottimi studi ed educazione. Di notevolissima avvenenza, solida preparazione e un qualche talento, aveva tentato una carriera nel mondo dello spettacolo, presto accantonata a causa di una sfortunata concatenazione di eventi. Sposare un boss si era rivelata per lei una sorta di ipoteca sulla salvezza della sua famiglia. Con il passar del tempo sempre più consapevole del suo ruolo, la sua influenza aveva finito per trasformare la reggenza mafiosa del marito in una quasi-monarchia illuminata. Ma la sua cosca, fieramente indipendente rispetto ai nuovi poteri continentali, era entrata nel mirino di un complotto finalizzato alla sostituzione di alcuni vecchi cartelli con altri più organici e transnazionali: prima un attentato elimina il boss poi, durante le sue esequie, l'intera chiesa viene fatta deflagrare con tutti i convenuti al funerale. Un bizzarro quanto fortunoso contrattempo fa si che la donna non sia presente al momento dell'esplosione. Vittoria ha ventotto anni, un corpo che può diventare un'arma letale e un peso nel cuore come se avesse vissuto secoli. E se pure attorno alla sua carismatica figura si vanno raccogliendo nella clandestinità i resti dei vecchi cartelli criminali decisi a un disperato colpo di coda, sa che per la sua personale vendetta dovrà agire sola. Conscia della blasfemia della preghiera, sente comunque di raccomandarsi alla donna più inarrivabile per virtù. La madre di un figlio macellato innocente che, a differenza di lei, ha in cuore e sulle labbra una parola di perdono.




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L'ANARCA

Fosco Pardini è stato diagnosticato quale psicotico con ideazioni sociopatiche a sfondo delirante.
In realtà la sua schiatta è nota da generazioni in quel di Volterra per esprimere personaggi bizzarri, con un piede nel genio e l'altro nella follia. Ma i Pardini, unitamente ad altre due sole casate volterrane, custodiscono da tre secoli - attraverso un passaggio di consegne tra i primogeniti maschi - uno sconcertante segreto. Ultimo erede in vita di questo enigma secolare, segnato dal precocissimo abbandono della madre e dalla prematura perdita del padre, egli cresce in compagnia di uno zio a cui deve i due principali pilastri della sua vita: l'arte del costruire e l'ideale anarchico. Eppure Fosco, la cui crescente nevrosi trascina verso posizioni sempre più eretiche e individuali, dopo la perdita di questo estremo affetto diventa a tutti gli effetti un cane sciolto. Ed è con un cane trovato lungo la strada, infatti, che stringe il solo sodalizio che gli si conosca. Pratico del sottosuolo, come si conviene al discendente del più grande tombarolo di ogni tempo, una notte assiste, non visto, a una cerimonia clandestina il cui esito atroce fa deflagrare definitivamente la sua psicosi, svelandogli al contempo la vera natura del potere occulto che controlla ogni settore del nuovo super-stato europeo.
Questo lo obbligherà a riflettere a lungo sulla sua condizione di uomo solo a fronte del Male rivelato e determinerà una profonda ridefinizione della sua visione del mondo. Abilità e inventiva quali unici alleati, sarà per lui inevitabile passare all'azione perché non più disposto a convivere con tanta scelleratezza. Inoltre, il suggestivo paesaggio della sua terra, quella Toscana parallela dall'inaspettata sfumatura sulfurea, lo ispira attraverso le voci dei suoi antichi numi. Voci che lui soltanto può udire e che gli indicano la via e il bersaglio. Fosco ha ventisette anni e appare come uno scarmigliato messia dagli occhi di ghiaccio.
Folle di rabbia e fradicio di sogni, è un ordigno vivente lanciato contro l'iniquità.




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PORTATORI DEL FUOCO

Il Meeting delle religioni emergenti e delle spiritualità alternative di Triora è una di quelle manifestazioni pubbliche in cui l'ansia collettiva per lo smarrimento di un riferimento spirituale si rivela con maggior vigore, ma è anche un'occasione di passerella per i nuovi organigrammi di potere che travisano la loro abominevole essenza con la maschera dell'ecumenismo. L'antico borgo montano sulle pendici delle Alpi Marittime è la suggestiva cornice della manifestazione, ma quattro soggetti si apprestano a fare onore alla sua fama sinistra. Si tratta di Pietro Jorio e Lothar Drusian, in tenuta da perfetti incursori; di Fosco Pardini, che guida una vecchia UAZ dell'esercito sovietico trasformata in autobomba; e di Vittoria Cristaldi, travestita da suora al seguito di una delegazione religiosa e armata solo di una lama occultata all'interno di un crocefisso da collo seicentesco. Tutti e quattro convergono sullo stesso bersaglio: l'Alto Commissario Speciale di Giustizia Rinaldo Tranquilli. Ognuno ha una buona ragione per identificare nell'uomo un personaggio chiave dell'interfaccia occulta del potere, nonché il principale responsabile e mandante degli eccidi che hanno insanguinato il paese. Accanto al funzionario un'altra figura centrale: Gloria Von Rosenroth, sua amante ufficiale e celebrità mediatica di prima grandezza. La donna, ex killer dei servizi tedeschi, è in realtà la suprema sacerdotessa della Schola esoterica che controlla ogni ganglio del potere nel mondo occidentale.
Come un toro che entra nell'arena con scarsissime possibilità di uscirne vivo, ma determinato a battersi fino all'ultimo respiro, i quattro irrompono sul teatro del meeting e, malgrado le imponenti misure di sicurezza, arrivano vicinissimi al bersaglio che si salva per miracolo. Resta sul terreno Gloria, la “Suprema Madre”. L'attentato, che provoca una vera strage, ha risonanza mondiale. E se pure ha fallito il principale obiettivo, unisce in un unico sodalizio i quattro congiurati che, elusa incredibilmente la caccia all'uomo che si è scatenata, si ritrovano costretti a condividere lo stesso rifugio e a fidarsi l'un l'altro.




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LE STELLE E I FALO'

Sono trascorsi diversi mesi e lo scenario è andato rapidamente evolvendosi. Attraverso varie vicissitudini, i quattro sodali, in principio tanto diversi, sono diventati fratelli in armi legati da sentimenti molto profondi e complessi. Nel frattempo, a dispetto del lavoro degli apparati, la strategia messa a punto da Jorio cattura l'attenzione dei media e dell'opinione pubblica. L'idea tranciante gli è sorta osservando il “pazzoide” Fosco rimirare come ipnotizzato la mano sinistra di Gloria, mozzata dalla granata che il bombarolo volterrano le ha scagliato contro. Lo stesso macabro trofeo, opportunamente trattato da fidate donne trioresi memori di alcune pratiche delle loro antenate streghe, fornisce lo spunto per una spregiudicata operazione mediatica.
L'antica cerimonia della Mano Di Gloria viene lanciata in Rete, unitamente al manifesto di un insolito movimento di sovversione politico-artistica.
La suggestione va a segno: gli apparati e il pubblico credono di trovarsi al cospetto di una nuova e potentissima organizzazione laddove i personaggi coinvolti non sono che poche unità. In conseguenza di ciò, nuove azioni, di volta in volta cruente o solo simboliche, sempre all'insegna della più beffarda demistificazione, suscitano un crescente meccanismo di emulazione nella popolazione vessata dal più liberticida tra gli ordinamenti politici della storia europea.
La consacrazione del movimento avviene nella notte del solstizio d'estate del 2029. Per l'occasione Jorio ridà vita a una remotissima cerimonia che era stata delle più arcaiche stirpi liguri. Tre immensi falò si accendono sulle tre vette sacre poste lungo l'arco montuoso ligure: il Bego, all'estremo ponente, il Beigua al centro e il Sangro a est, nelle Apuane. Un rituale di guerra che un tempo aveva lo scopo di richiamare a raccolta tutte le enclavi, anche le più lontane, per fare fronte a un pericolo comune, ma anche di ribadire l'alleanza con le forze naturali e spirituali proprie del perimetro sacro della stirpe. L'evento vede la partecipazione di nuovi aspiranti combattenti giunti da tutte le aree calde e sancisce la trasformazione dell'organizzazione da virtuale in fattuale.
Vittoria, unica donna a pieno titolo operativa, seppure ancora compresa nel lutto e desiderosa unicamente di completare la sua vendetta, si sorprende tuttavia a guardare con insospettato trasporto colui che è diventato l'arbitro delle loro vite e che per lei riserva le più sensibili attenzioni. L'uomo più cavalleresco rimasto a calcare la Terra: Pietro Jorio.
La suggestione esercitata dal cielo notturno in altura, dagli immensi fuochi visibili a grande distanza da una vetta all'altra, dall'entusiasmo di quegli uomini che hanno riscoperto la gioia di essere tali, lenisce la ferita al centro della sua anima.




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LA MANO DI GLORIA

Pietro Jorio convoca per la prima e ultima volta i rappresentanti del movimento clandestino che è sorto in tutta la penisola propagandosi come un incendio lungo l'intera dorsale appenninica.
Al culmine della notte, prende la parola e pronuncia di fronte ai suoi e ai delegati di organizzazioni strategicamente alleate, come Edelweiss o i francesi di Nouvel Hexagone, un discorso che è, al contempo, il suo esordio da leader e anche, come intuisce Vittoria, il suo commiato dalla vita.
Nel definire la sproporzione dello scontro tra i ribelli e l'insieme degli apparati di potere - che definisce con il termine “Combinat” - chiarisce che, una volta di più, solo chi è disposto a osare sempre e comunque l'inosabile può sperare di opporsi con qualche successo all'immane potenza che il Combinat può dispiegare. Inosabile che, cosa inaudita per degli occidentali, passa necessariamente dalla disponibilità di sacrificare la vita.
G\Ab Svenym Volgar dei Xacrestani (Deviate Damaen) presta la voce a Pietro Jorio per un incredibile spoken word.



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CANZONE DELL'ETERNA AURORA

Agendo autonomamente, con un coraggio e un'abilità che suscitano l'ammirazione dei compagni, Vittoria ha aggiunto un altro importante tassello alla sua vendetta. E per farlo ha dovuto richiamare allo scoperto una natura spregiudicata e sensuale che era stata della sua prima giovinezza. Così, sotto gli occhi di tutti, si compie l'ennesima metamorfosi di questa donna che sembra incarnare nella stessa persona una pluralità di archetipi femminili. Ma in questo modo cade anche ogni ostacolo, morale e formale, al palesarsi della passione che, come fuoco sotto la cenere, era andata crescendo in quei mesi tra lei e Jorio. E pur conservando un posto speciale nel cuore per i suoi cari, Vittoria si arrende alla viscerale evidenza della sua predestinazione a stare al fianco dell'unico uomo che concepisce l'azione, il pensiero e la vita stessa come una sorta di ininterrotta Opera d'Arte. Consapevole della precarietà esistenziale che la loro scelta ha comportato, si ritrova a considerare la possibilità dell'eterno attraverso la comunione profonda delle anime e dei corpi. In quell'interludio viene gettato il seme che assicurerà all'ideazione di Jorio una persistenza nel tempo: la donna scopre di aspettare un figlio, ma coerentemente con la natura speciale del legame che li unisce, sceglie di tacerlo per non creare interferenze nella pianificazione temeraria del compagno.




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DELLA MORTE ME NE RIDO

Jorio ha ideato un piano folle a cui tuttavia aderiscono i migliori tra i suoi e numerosi volontari delle organizzazioni alleate. Uno strano gangster-imprenditore marsigliese assicura l'armamento necessario a un attacco destinato a fare epoca. Una riunione dell'ineffabile Club Vanderberg,  crema dell'economia e della finanza mondiali, nonché dell'organigramma della Cuspide, sommità della Schola esoterica, terrà il suo annuale congresso in un lussuoso hotel veneziano. Qui, malgrado la presenza di capillari misure di sicurezza e di agenti di tutti i servizi occidentali, sarà portato l'attacco volto all'eliminazione fisica dei padroni del mondo. La fase preparatoria vede Jorio tentato di recedere dall'azione e dalla lotta tutta: il nuovo amore lo assorbe profondamente, e forte è la tentazione di concedersi una nuova vita accanto a Vittoria; ma è consapevole che troppo vaste e diffuse sono le implicazioni del suo piano e troppo ingenti le aspettative che alimenta. Si fa inoltre strada la nuova consapevolezza dell'inimitabilità della sua vita e realizza oscuramente che questo amore ultimale non ne è che l'apice dal quale, presto o tardi, non potrà che ridiscendere. Tutto ciò rafforza l'impressione che la sua ideazione, per dirsi compiuta e feconda, non può non comportare l'estremo sacrificio: la firma in calce all'opera d'arte che ha preso il mondo come materiale plasmabile.
L'azione avrà luogo e Vittoria, con la morte nel cuore, decide di tacere stoicamente la sua condizione.



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ULTIMA STAZIONE

Come nell'ultima stazione di una Via Crucis, Pietro Jorio si trova a un passo dalla fine. In senso letterale, visto che è rinchiuso nel braccio della morte di un carcere di massima sicurezza, condannato all'esecuzione capitale al termine di un processo che ha fatto sensazione. L'incursione ha infatti avuto luogo, aprendo vuoti paurosi tra i notabili e le forze poste a loro protezione. Anche la maggior parte degli assalitori è caduta, mentre un piccolo numero è riuscito a disperdesi tra la folla. Qualcuno è stato catturato vivo e Pietro è tra questi. Nelle fasi terminali del processo rivendica la piena responsabilità politica, morale e storica di quanto è accaduto. Ineluttabile la sua condanna a morte. Sarà il primo a sperimentare, in diretta televisiva in tutti i paesi dell'unione, un nuovo dispositivo per l'impiccagione. L'Alto Commissario Tranquilli è certo di avere concluso la partita con la più schiacciante delle vittorie e che questa sia il suggello della sua segreta scalata ai vertici del potere. Una nuova, sleale insidia viene quindi concepita per Jorio anche in punto di morte, eppure, una volta di più, questo “bizzarro stratega del sogno” troverà il modo di scompaginare le carte.
L'uomo trascorre le ultime ore nella rievocazione dei suoi affetti, della sua esistenza unica e del suo amore sconfinato per Vittoria. Una sorta di passaparola interno al carcere lo ha informato finalmente sulla verità: nascerà un figlio suo e crescerà circondato dalla cure dei suoi fratelli d'armi.




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NELL'ORA DELL'ADDIO

Pietro Jorio ha predisposto che nulla delle sue proprietà sia riconducibile a lui, compresa l'antica casa che è diventata il rifugio di Vittoria e la base dei suoi amici. Non solo la lotta continuerà, ma, come da lui puntualmente previsto, gli eventi iniziano a precipitare e i tumulti e le aree di crisi si moltiplicano. L'ultimo sguardo sull'epoca in cui si svolge la vicenda narrata vede il mondo sul ciglio dell'abisso. Ma le considerazioni finali sono riservate al narratore, il quale osserva quegli eventi da un futuro che da quell'abisso è emerso dopo lunghi travagli. Un futuro che è la prova che anche il più folle dei sogni può fecondare un mondo, a patto che si sia disposti a sognarlo fino in fondo. Gestures on the CD :CD digipack con slipcase e booklet a 40 pagine, compreso di testi, note e artwork originale a cura di Dinamo Innesco Rivoluzione.

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