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IL LEVRIERO

Antica Fonografia Il Levriero’ è un progetto di etichetta che nasce in risposta a un diverso ordine di esigenze. Brevemente:

  • ricondurre a un’area di “artigianato” - con tutte le relative caratteristiche di peculiarità dei prodotti, cura per la qualità del lavoro, affrancamento dalla massificazione, relativo sganciamento dalle logiche più livellanti del Mercato…
  • restituire ai musicisti coinvolti un controllo più rigoroso su tutte le fasi della realizzazione e della produzione
  • offrire visibilità a prodotti esulanti dalle troppe nicchie attualmente presenti nello scenario musicale.

Quest’ultimo punto è particolarmente sentito in quanto pare più che mai radicata la tendenza a far circolare solo generi o stili che siano facilmente inseribili in un qualsivoglia contenitore. Incidentalmente molte delle sonorità che ricoprono il nostro interesse corrono il rischio di estinguersi a causa della loro non facile riduttività a quelli che sono gli attuali (risicatissimi) bacini di utenza.

Siamo pienamente consapevoli che, dati i presupposti, la dimensione “profitto” appare del tutto chimerica, ma riteniamo tuttavia valga la pena di tentare per non morire “normalizzati”.

Allo stato attuale, Il Levriero si occupa del progetto IANVA che vede coinvolti i fondatori stessi dell’etichetta (che oltre a Mercy vede coinvolto Massimo Bellucci ex Consorzio Produttori Indipendenti), ma si riserverà nel futuro di intervenire con una quota di produzione anche su altri lavori che annoverano i medesimi musicisti, nonché, in caso ne valesse realmente la pena, con l’eventuale stampa di proposte che avranno suscitato attenzione.

Il Levriero, quindi, dice

SI a: atmosfere rétro o melanconie “nazionalpopolari” d’ogni sorta (1910/’70); musica suonata con parco utilizzo di campionamenti; influenze di canzone europea del ‘900, sonorizzazioni filmiche e televisive d’antan; folk noir innovativo (ovvero esulante dei soliti logori luoghi comuni e trite iconografie totalitarie annesse); arty-rock con attitudini distintamente camp (dal glam britannico di pura filiazione ‘70s – sia spiccatamente popular che più raffinato - alla scena NY targata Factory, CBGB’s, o Max Kansans's City, sconfinando in glacialità berlinesi di metà anni ’70); new wave italiana degli esordi; dark sound d’ispirazione primeva (meglio se supportato da relative sonorità vintage); disco pulsante e canonica, o lounge “oscura” (e gli intenditori sanno cosa intendiamo); cantautorato eretico o di alcolica scuola franco-genovese e maudits affini; interpreti di spessore; quanto viene suonato/creato/cantato con passione; quello che l’orecchio del fruitore medio odierno trova bizzarro.

e NO tassativo a: rumorismo; industrial; power electronics; giovanilismi artificiali d’ogni sorta (nu metal, post rock, shoegaze, indie rock, crossover, rap, hip hop, neo lounge, chill out…); ethno chic; ska; reggae; power e prog metal; goth ed ethereal.

In pratica un suicidio, ma è la nostra opinione.
Esisterà pure qualcuno che viaggia sulla nostra stessa lunghezza d’onda.
O, almeno, ci piace pensarlo…

 

 
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